mercoledì 22 maggio 2019

Giuseppe Matteucci, Milano-Sanremo 219: Riguardo spesso il mio arrivo, che brividi!

I due amici della crew sono stati indispensabili e fondamentali
Matteo Simone 

Anche quest’anno la consolidata squadra di Impossible Target ha organizzato la “Milano-Sanremo 285 km”, l’Ultramaratona non stop più lunga d'Europa.

Una grande sfida, con partenza dalla Darsena dei Navigli di Milano e arrivo al mare di Sanremo attraversando 54 comuni di 3 regioni d'Italia.
Il primo atleta a toccare l’acqua del mare di San Remo è stato Matteo Ceroni dopo 31h13’ di gara precedendo Petr Valek della Repubblica Ceca 32h18’ e l’ungherese Peter Toldi 32h30’. 
La gara femminile è stata vinta in 44h41’ da Elena Fabiani, atleta della nazionale italiana di 24h, precedendo la siciliana Alisia Calderone 45h26’.
Giuseppe Matteucci si è classificato al 18° posto in 45h15’ e di seguito riporto le sue impressioni attraverso risposte ad alcune mie domande.
Allora è stato come te l'aspettavi? “Avevo immaginato la sola ‘strada’ con l'idea di percorrerla tutta ma con la promessa fatta a me stesso di fermarmi quando ne avessi avvertito la necessità. Insomma, è andata come avevo promesso a me stesso.”

Si può immaginare di fare qualsiasi cosa ma solo quando si sperimenta dal vivo ci si accorge che in quel momento bisogna organizzarsi e focalizzarsi per portare a termine la propria impresa che consiste nell’avanzare fino al traguardo per portare a casa il compimento di un’impresa. Ma è anche importante tornare integri per continuare a fare nuovi progetti.
Avuto sorprese? Pensieri negativi, dubbi, perplessità?I pensieri negativi ci sono stati. Ho cercato di superarli pensando a chi in quel momento mi stava sostenendo, erano proprio tanti ... più di quanti ne avevo immaginato. Che bello!”

E’ davvero molto bello scoprire persone che sostengono e accudiscono soprattutto nei momenti di crisi o difficoltà.
Il team quanto è stato determinante?I due amici della crew sono stati indispensabili e fondamentali. L'abbiamo corsa in tre; senza di loro, ne sono certo, non avrei toccato il mare di Sanremo.

In gare lunghe non stop, l’atleta ha bisogno di assistenza che fornisce cambi di vestiario, alimenti, parole di conforto, spinte emotive e l’atleta in gamba non è solo colui che sa allenarsi, che è forte e resistente ma colui che riesce a selezione gli amici di viaggio per creare un’alleanza di intenti fino alla fine della competizione pronti a intervenire e a trovare soluzioni a tentennamenti e dubbi.
L'organizzazione come ti ha coccolato?L'accoglienza dell'organizzazione a Milano e a Sanremo è stata davvero emozionate. Riguardo spesso il mio arrivo, che brividi.”

Dopo un lungo sforzo perpetuato per centinaia di chilometri di strada da percorrere nella mente degli atleti c’è la voglia di arrivare a destinazione e di avere un’accoglienza pronta a riconoscere la loro impresa, ad accompagnarla nel fine gara, ad accudirlo, prendersi cura, indirizzarlo per accettarsi che stia bene fisicamente e mentalmente.
Come ti hanno accolto a casa? Quando finisce la festa per questa impresa?I parenti e gli amici mi hanno accolto come se avessi compiuto un'impresa    titanica … Gli amici di Foggia Running mi hanno organizzato una festa a sorpresa. Quanto affetto! Felicissimo!

In effetti quando un atleta decide di partecipare a una gara estrema già immagine il fine gara e il post gara, i riconoscimenti che potrebbe ricevere, i complimenti da parte di amici  e parenti e quindi pregusta tutto ciò durante tutto il periodo di preparazione e soprattutto nell’immediato avvicinarsi al traguardo a meno che non sia assalito dai mostri interni sabotatori che fanno da zavorra e vogliono bloccare questa avanzata, sempre conoscendosi bene e ascoltando con attenzione i segnali importanti del proprio corpo.
Criticità, disidratazione, sonno?Ricordo un momento di difficoltà che ho trasformato poi in una risorsa. Erano poco meno delle due della seconda notte, mancava all'arrivo poco meno di una maratona. Non avevo dormito per nulla.
Barcollavo, ero stanco, non ce la facevo più, sentivo il bisogno di dormire. Allora, dormo solo per quindici minuti. Luca e Francesco mi svegliano e mi invitano a riprendere il cammino. Corro il primo km dalla ripresa a 5.30.  Francesco mi dice "tu sei pazzo, rallenta".  Allora, mi fermo e con fare discutibile chiedo loro quanti km mancavano alla pista ciclabile (per me era l'arrivo a Sanremo, sebbene mancavano altri 18 km all'arrivo). Da quel momento ho ritrovato un'energia che ignoravo avere e devo dirla tutta, correvo compiaciuto. Mi piace immaginare il mio arrivo come un arrivo collettivo. Ho valicato il traguardo portando con me tutti, ma proprio tutti. Posso dire che il mio arrivo è il nostro arrivo.”

Una bella testimonianza di un atleta che scopre risorse nascoste nel momento del bisogno, un atleta che si dimostra resiliente che barcolla m non molla, che ascolta il suo corpo che richiede un po’ di riposo ma poi riprendendo con energia rinnovata ed entusiasmo grazie ai suoi due amici testimoni e partecipi della sua grande avventura.
Ora cosa hai in programma?Adesso, conto di fare la 💯 km del Passatore che per me è una festa.

La 100km del Passatore in effetti è considerata da tanti una grande festa, un’opportunità per ritrovarsi, per sfidarsi, per fare qualche chilometro insieme, per superarsi, per condividere viaggi prima e dopo la gara. 
La 100km del Passatore pare essere il simbolo degli ultramaratoneti, una gara vinta dal Re delle ultramaratone Giorgio Calcaterra 12 volte consecutive, campione del Mondo tre volte.
A tal proposito, segnalo il libro "La 100km del Passatore. Una gara fra coraggio e resilienza".  
La 100km del Passatore. Una gara fra coraggio e resilienza: Cosa significa correre una gara di 100km? Quali meccanismi psicologici aiutano ad allenarsi e gareggiare con coraggio e resilienza? La 100km del Passatore è una classica e famosa gara di corsa a piedi da Firenze a Faenza.  

È un libro che racconta di atleti di livello nazionale e internazionale ma anche di atleti che hanno la passione della corsa di lunga distanza e la lettura delle interviste aiuta a vedere con occhi diversi questa pratica sportiva, una pratica da avvicinarsi con cautela, attenzione, preparazione.
Sono trattati aspetti della psicologia dello sport quali lo sviluppo della consapevolezza delle proprie capacità e limiti; il grande e importante lavoro della definizione oculata degli obiettivi chiari, difficili, sfidanti ma raggiungibili; il lavoro dell'autoefficacia, il graduale fare affidamento su se stesso. 


Matteo SIMONE 
380-4337230 - 21163@tiscali.it 
Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR 

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