giovedì 9 maggio 2019

Catherine Bertone corre la maratona di Praga 2019 in 02h31’07"

Si pensa già alla maratona d'autunno con l'obbiettivo di dare il massimo
Matteo Simone 

«[..] non è una professionista, non è atleta di un corpo sportivo militare, fa un lavoro pesante ed è mamma. Una bella immagine per l’atletica italiana» (Gianni Poli)

Catherine dell’Atletica Sandro Calvesi, nata il 06-05-1972 si è fatta un bel regalo il giorno prima del suo compleanno con un’ottima prestazione che lei definisce: “tutto sommato buona”, con un crono importante alla maratona di Praga classificandosi settima donna in 2h31'07".
La gara è stata vinta da Lonah Chemtai Salpeter 2h19'46" mentre la 2^ italiana è Elisa Stefani 2h33'36".
Vive e lavora ad Aosta quale pediatra, ha un personale di Berlino nel 2017 di 2h28'34", record mondiale master W45. Ai campionati mondiali di corsa in montagna in Colorado nel 2014 si è classificata 9^ tra le donne e 1^ italiana, vincendo l'argento a squadre.
Nel 2015 ottiene il bronzo ai mondiali di corsa in montagna a Zermatt, vincendo di nuovo la medaglia d'argento a squadre. Nel 2016 ha corso la maratona ai Giochi olimpici di Rio de Janeiro con il crono di 2h33'29", nel 2018   ha corso la maratona agli Europei  di Berlino  classificandosi 8^ in 2h30'06". 
Di seguito approfondiamo la conoscenza di Catherine attraverso risposte ad alcune mie domande.
Ciao, complimenti per la tua prestazione come è andata? Criticità, difficoltà, crisi? Direi che è andata bene, ho faticato con il fondo sconnesso e il vento.”

Certo la maratona non è una gara di 10.000 metri e non è una maratona, nel senso che i chilometri di corsa sono tanti e se duranti questi 42 chilometri ci sono delle condizioni svantaggiose alla fine della gara la prestazione ne risente, comunque il maratoneta è abituato a faticare e ad affrontare qualsiasi situazione di svantaggio o difficile e anche la mente sa che bisogna superare tutto, eventuali, crisi, salite, percorsi accidentati, temperature atmosferiche avverse.
Che sapore ti ha lasciato questa gara?Il piacevole sapore di aver corso un'altra bella maratona.”

Non si corre solo per vincere o perché viene richiesto dalla società di appartenenza o da una federazione sportiva o dagli organizzatori che promettono ingaggi in denaro ma si corre anche per il piacere di correre, di conoscere un altro luogo e cultura, per mettersi in gioco, per sperimentarsi ancora, per dimostrare a se stessi che se si vuole si può fare sempre meglio sfidando le leggi della natura ordinari per le quali sembra che andando avanti nell’età di dovrebbe essere un decadimento ma se uno gestisce la sua vita come una maratona può permettersi di avere un andamento costante nel corso degli anni e a volte facendo meglio grazie all’esperienza, alla maturità, al conoscersi sempre meglio, al sapersi affidare a persone esperte, ad apprendere dagli errori.
Che significato ha per te?Il significato della libertà che la corsa mi concede.”

E’ insito nella corsa il senso di libertà, correre per evadere, per cercare qualcosa di meglio, per sentire le sensazioni del proprio corpo e sul proprio corpo, per sfuggire alla quotidianità ordinaria o speciale non perché non ci piace ma perché abbiamo bisogno anche di altro, di scaricare, di ricaricarci.
Come è stato il pre-gara, la condotta di gara, il finale, il post gara?Il pre-gara direi rilassata, la gara l'ho condotta per la prima metà come da programma poi un mix di concause, vedi una preparazione un po’ ‘rabberciata’ nelle prime settimane, il percorso nervoso, il vento e la mancanza di riferimenti in gara ho perso il ritmo giusto. Il dopo gara una piacevole birra in compagnia di alcuni amici partiti apposta dall'Italia per venire a farmi il tifo.”

L’esperienza ha un grande valore aggiunto che si somma al programma di allenamento per presentarsi il giorno della gara alla partenza sicuri di fare del proprio meglio, più si è esperti e maturi e meno si sente l’ansia o meglio più si riesce a riconoscerla, gestirla e tenerla a bada; più si  esperti e più si è disposti a mettersi in gioco nonostante il periodo di allenamento non sia stato del tutto perfetto in quanto si è a conoscenza delle proprie potenzialità, si sanno affrontare eventuali criticità durante il lungo percorso.
Cosa hai imparato dall'esperienza o dagli altri atleti?Sicuramente ho imparato che i cechi sono organizzatori impeccabili, da cui molto avremmo da imparare.”

Fare sport permette di apprendere sempre di più oltre che da se stessi anche dagli altri, permette di viaggiare e conoscere persone, mondi e culture per portare a casa insegnamenti e altri modi di fare, di organizzare, di vivere.
Cosa porti a casa?Una bella maratona con un risultato tutto sommato buono.

Catherine sembra essere consapevole delle sue potenzialità, del suo periodo di forma, dell’opportunità di dare il massimo in questo periodo che non può durare per sempre perché questa progressione performante è iniziata da qualche anno e tra i tanti successi nel novembre 2015 ha vinto anche il campionato italiano di maratona a Ravenna con il crono di 2h39’19” e ora che ha indossato più volte la maglia azzurra vorrebbe tenersela incollata il più possibile addosso meritatamente.
Cosa o chi ti ha aiutato oppure ostacolato? Mi ha aiutato il piacere che provo nel correre.”

Dalle risposte di Catherine emerge la passione, la motivazione, il vero amore nei confronti dello sport e soprattutto della corsa e in particolare della maratona che permette di impegnarsi, faticare per ottenere il massimo, una motivazione intrinseca che supera il valore dato dai premi e dai riconoscimenti altrui che fanno parte di una motivazione estrinseca un po’ meno importante ma che comunque contribuiscono a farla impegnare al massimo, al crederci in quello che fa e ad ottenere risultati che sulla carta forse tanti non li pronosticherebbero.
Quali sono ora tue mete, direzioni, obiettivi?Si pensa già alla maratona d'autunno con l'obbiettivo di dare il massimo.”

La mente di Catherine è orientata oltre che alla sua famiglia, al lavoro, anche alla maratona che è una fetta importante della torta della sua vita e questi anni in particolare li vuol godere al massimo perché è il periodo dove lei e alcune altre atleti forti italiane possono rappresentare la nazione Italia con prestigio e soprattutto con entusiasmo e spirito di squadra molto coeso.
Cosa hai raccontato a casa, al lavoro, agli amici dopo la gara di maratona?Ho raccontato ben poco: mio marito era in gara con me, e le mie ‘pargole’ al rientro erano più loro ad avere cose da raccontarmi del loro weekend. Al lavoro in corsia c'è veramente poco tempo per le chiacchiere mentre con gli amici avrò alla prima occasione il tempo di raccontare di questa mia avventura.”

Matteo SIMONE 
380-4337230 - 21163@tiscali.it 
Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR 

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