martedì 12 dicembre 2017

Vito Todisco: La corsa come un sogno da assaporare per un tempo prolungato


Le ultramaratone diventano viaggi e percorsi lunghi dove uno gode di quello che riesce a fare superando momenti di crisi e difficoltà, facendo leva sulle esperienze precedenti.

Di seguito, Vito racconta la sua esperienza, rispondendo ad alcune domande alcuni anni fa.
Cosa significa per te essere ultramaratoneta?Essere ultramaratoneta per me significa essere uno di quelli che vive la corsa come un sogno da assaporare per un tempo prolungato.
Qual è stato il tuo percorso per diventare ultramaratoneta?Il mio percorso è iniziato da una 6 ore...volevo semplicemente superare la distanza della maratona.
Cosa ti motiva ad essere ultramaratoneta?Le motivazioni sono tante, una delle tante è sicuramente l'ambiente amichevole che trovi in queste gare.”

E’ vero, lui stesso Vito è uno che fa tanta baldoria, sempre pronto a socializzare e a fare battute, un vero meridionale che lega e aggrega.
Hai mai rischiato per infortuni o altri problemi di smettere di essere ultramaratoneta?Vero il contrario, mi infortunavo più spesso quando facevo gare più veloci.”

Eh sì, se si fa attenzione, la pratica dell’ultramaratona diventa una pratica meditativa con approccio sereno e lento, Vito poi è uno che usa precauzioni e attenzioni, quest’anno l’ho visto usare le racchette ad una 100 km di Asolo dove i primi 50 km sono in salita e lui andava su scherzando e ridendo ma faticando allo stesso tempo.
Cosa ti spinge a continuare ad essere ultramaratoneta?Vedere fin dove arriva quel ragazzino che da piccolo giocava in porta o andava a servire la messa pur di non far fatica.”

E’ una continua sfida e scommessa con se stessi, una continua sperimentazione di quello che siamo capaci a fare nel tempo cambiando gusti e modalità.
Hai sperimentato l’esperienza del limite nelle tue gare?Sono ancora un novellino...credo di essere ancora lontano dal limite.”
Quali meccanismi psicologici ritieni ti aiutano a partecipare a gare estreme?Il piacere di fare qualcosa che ti fa star bene.”

Il benessere comprende anche il contatto con l’aria aperta e con la natura, lo stare all’aria aperta a fare sport nelle ore più insolite, nel godere sensazioni ed emozioni uniche e a volte irripetibili.
Quale è stata la tua gara più estrema o più difficile?Finora la mia prima ed unica 24 ore, il mio obiettivo era superare la distanza maggiore corsa fino ad allora, 100 km, ogni km in più per me era una vittoria.
Una gara estrema che ritieni non poter mai riuscire a portare a termine?Non saprei, finché non mi metto in gioco non potrei mai sapere se rientra o meno nelle mie possibilità.”

Si tratta proprio di mettersi in gioco, di mettersi alla prova, di sperimentare e capire fino a dove ci si può arrivare, in base alle nostre possibilità, capacità, esperienza e con la consapevolezza di quello che possiamo fare e anche rispettando i nostri limiti che cambiano volta per volta, man mano che si osa sempre un pochino di più.
C’è una gara estremi che non faresti mai?Le gare nel deserto non rientrano nei miei sogni, ho una concezione, forse sbagliata, di essere gare fatte per chi ha soldi da spendere.”
Cosa ti spinge a spostare sempre più in avanti i limiti fisici?Sono amante dei numeri...forse è quest'amore che mi spinge a spostare l'asticella.
Cosa pensano familiari e amici della tua partecipazione a gare estreme?La telefonata a mia madre a fine gara e sentirmi dire in dialetto “chi te lo fa fare, sprecare tante energie”, sono così narcisista a sentirmelo dire, anche se so che è molto orgogliosa di me.
Che significa per te partecipare ad una gara estrema?Partecipare ad un ultra è per me la stessa cosa che prova uno a farsi un week end al mare, la vivo sempre come una vacanza, un modo per staccare la spina dalla routine quotidiana.”
Ti va di raccontare un aneddoto?Mi piace raccontare e riderci su con chi mi sta vicino nella vita, dei discorsi che faccio a me stesso nei momenti di crisi.”

Vero, nelle ultra si ha occasione veramente di stare tanto tempo con te stesso, non è come nella vita quotidiana che fuggi sempre hai sempre qualcosa da fare e trascuri le tue sensazioni corporee, nelle ultra un paso alla volta vai avanti, parlando con te stesso, con polarità che ancora non conosci abbastanza, scendi a compromessi con parti di te, insomma, esperienze insolite ma a volte illuminanti e risolutive.
Cosa hai scoperto del tuo carattere nel diventare ultramaratoneta?Ho scoperto di essere forte, anche se a volte sento la necessità di rimettermi in gioco per ricordarmi chi sono.”

A volte abbiamo bisogno di conferme, a volte dimentichiamo di quello che abbiamo fatto, di come siamo stati e c’è bisogno di un refresch per riscoprirci.
Come è cambiata la tua vita famigliare e lavorativa?La vita lavorativa non è cambiata per niente. La vita famigliare ha subito tanti stravolgimenti, ora sto vivendo una situazione che stavo inseguendo da tanti anni, condividere la passione e l'amore con una persona cara.
Usi farmaci, integratori? Per quale motivo? Magnesio e Potassio tutti i giorni per mantenere la mia pressione arteriosa a livelli accettabili e bevande isotoniche in gara.”
Ai fini del certificato per idoneità agonistica, fai indagini più accurate? Quali?Il mio medico sportivo, nonché medico di famiglia, è molto scrupoloso oltre che a farmi l'ecografia completa dalla tiroide al pube, al minimo sospetto mi fa fare accertamenti.
E’ successo che ti abbiano consigliato di ridurre la tua attività sportiva?Sempre il mio medico è il primo a dirmi di non smettere...anche perché sono diabete ereditario.
Hai un sogno nel cassetto?Ho tanti sogni nel cassetto...siccome il cassetto è mio, lo tengo per me.”

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http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+simone+matteo.html

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