Dott. Matteo Simone
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| Foto di Sandro Marconi “Scrotofoto” |
L’8 settembre 2018 si è disputato, a Sveti Martin na Muri in Croazia, il Campionato Mondiale della 100 km di corsa su strada.
Il vincitore è stato il giapponese Hideaki Yamauchi in 6h28’05” davanti al
connazionale Takehiko Gyoba 6h32’51” e al sudafricano Bongmusa Mthembu 6h33’47”.
Primo europeo è stato Giorgio Calcaterra
(Calcaterra Sport ASD) arrivato settimo in 6h42’35” a 5” dal quinto, gli altri
italiani classificati sono stati Hermann Achmueller (Laufclub Pustertal) in
7h10’55”, Lupo Francesco (Atl. Imola Sacmi Avis) in 7h38’21” e Andrea Zambelli
(Pol. Scandianese) in 8h08’11.
Il titolo a squadra maschile è stato
vinto dal Giappone che ha preceduto Sudafrica, Germania, Stati Uniti, Spagna.
La squadra maschile dell’Italia si è classificata al 6° posto.
Tra gli atleti italiani che hanno
contribuito alla classifica di squadra, di seguito la testimonianza di Hermann
Achmueller attraverso risposte ad alcune mie domande.
Soddisfatto della tua prestazione al mondiale? “Non del tutto, in realtà ambivo a un crono
sotto le 7 ore e sia la preparazione che la forma fisica l'avrebbero
consentito. Purtroppo il percorso, tutt'altro che semplice, non l'ha permesso.”
Cosa hai portato a casa? “Indossare la maglia azzurra è un sogno che
risale ai tempi della mia adolescenza; essere riuscito a coronare questo sogno
da bambino non una, ma bensì 4 volte è per me uno dei regali più belli.”
Essere convocati in nazionale e
indossare la maglia azzurra è un sogno di tanti e quando si arriva a coronare
questo sogno significa che dietro c’è stato un lungo e grande lavoro fatto di
passione e impegno, di fiducia in se stessi e tanta determinazione, di
sacrifici e investimenti in termini economici e di tempo.
In ogni caso è una
grande esperienza che consolida e fortifica la persona, se poi l’esperienza si
ripete vuol dire che la convocazione è più che meritata, basata su capacità fisiche,
mentali, relazionali che l’atleta ha dimostrato di possedere e quindi bisogna
onorare al meglio la maglia impegnandosi da subito, preparandosi al meglio e
focalizzandosi nella competizione da disputare avvalendosi di tutto ciò che può
essere di aiuto per il miglior benessere e la miglior performance dell’atleta.
Cosa cambia ora dopo questo mondiale? “Sicuramente mi sento arricchito d'esperienza
e più consapevole di quali siano le mie potenzialità.”
Partecipare a un mondiale rappresentando
la propria nazione è una grande esperienza e una grande responsabilità ma anche
un’opportunità di fare una grande esperienza internazionale e conoscere gli
amici di squadra per far gruppo, soffrire insieme, esultare insieme, imparare insieme, confrontarsi e anche conoscere gli atleti di altri
mondi e culture.
A casa si portano sempre ricchi insegnamenti da trasmettere a
amici che coltivano la stesa passione.
Hai
approfondito la conoscenza degli atleti convocati? “Qualcuno di loro già lo conoscevo e la complicità tra di noi si è
rinforzata dopo la spedizione in Croazia. Inoltre ho avuto modo di conoscere
anche nuovi amici e compagni di squadra.”
Hai conosciuto atleti di altre nazioni? “Assolutamente sì; tanti già li conoscevo, come per esempio gli spagnoli
col quale vi è da alcuni anni un vero e proprio legame d'amicizia e stima
reciproca, gli austriaci (miei vicini di casa visto che abito a poche decine di
km dall'Austria) e i tedeschi. Quest'anno ho avuto modo di consolidare con i
giapponesi, un popolo che stimo molto per la propria tenacia e disciplina.”
Questa di Hermann è una bella
testimonianza, rappresenta i valori dello sport che tutti vorrebbero, non
temere gli avversari ma la voglia di rincontrarli, confrontarsi, arricchirsi
con le loro modalità di fare sport, di presentarsi a gare internazionali, per
dare e ricevere consigli e incoraggiamenti portando a casa non solo fatica ma
sguardi, sorrisi, incontri.
Soddisfatto
della prestazione di squadra Italia? “No,
credo che una nazione forte come l'Italia, che in passato ha più volte
dimostrato di avere un forte potenziale nell'ultramaratona, non possa dirsi
soddisfatta di un 6° posto. Spero che
in futuro, nuovi e giovani atleti decidano di cimentarsi in questa affascinante
disciplina e che l'Italia possa ritornare a brillare come merita e a portare a
casa risultati da podio.”
In effetti c’è da considerare che le
squadre maschili che hanno preceduto l’Italia sono state Spagna 21h06’49”, Stati
Uniti 21h05’41”, Germania arrivata terza ii cui migliori tre hanno totalizzato
21h02’12” dando un distacco di 29’39” all’Italia con 21h31’51”.
Credo che si
tratti di un gap che può essere colmato se si investisse un po’ di più negli
ultramaratoneti che hanno bisogno di più visibilità, più agevolazioni, più
sponsor, più benefici, più comprensione.
Hermann è menzionato nel libro "La 100km del Passatore. Una gara fra coraggio e resilienza” di Matteo Simone (Autore). Data di pubblicazione: 27 ottobre 2021.
Editore: Psiconline. Età di lettura: Da 3 anni in su.
Cosa significa correre una gara di 100km? Quali meccanismi psicologici aiutano ad allenarsi e gareggiare con coraggio e resilienza? La 100km del Passatore è una classica e famosa gara di corsa a piedi da Firenze a Faenza.
Lo stesso autore ha partecipato a questa gara sperimentandosi e comprendendo cosa significa fare sport per tante ore, andando incontro a crisi da superare, mettendo in atto strategie per andare avanti e portare a termine la competizione.
È un libro che racconta di atleti di livello nazionale e internazionale ma anche di atleti che hanno la passione della corsa di lunga distanza e la lettura delle interviste aiuta a vedere con occhi diversi questa pratica sportiva, una pratica da avvicinarsi con cautela, attenzione, preparazione.
Sono trattati aspetti della psicologia dello sport quali lo sviluppo della consapevolezza delle proprie capacità e limiti; il grande e importante lavoro della definizione oculata degli obiettivi chiari, difficili, sfidanti ma raggiungibili; il lavoro dell’autoefficacia, il graduale fare affidamento su se stesso.
Dott. Matteo Simone







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