martedì 8 agosto 2017

Cassi Roberto: La gara più massacrante la 100 km del passatore avevo 18 anni


A volte c’è bisogno di qualche nome per farti appassionare allo sport, all’epoca c’erano atleti quali Cindolo con un personale sui 10000 metri di 28'27" e sulla Maratona di 2h11'45” e che ha vinto i Campionati Italiani di Atletica 14 volte. Altro forte atleta è stato Franco Fava con i seguenti personali 3000 siepi 8'18", 5000 m 13'21", 10000 m 27'42", 20000 m 58'43" Record nazionale, maratona 2h12'54", quattro volte campione italiano nei 3000 siepi, 5 titoli italiani del cross.
Di seguito Roberto Cassi racconta la sua esperienza di atleta rispondendo ad alcune mie domande.
Qual è stato il tuo percorso per diventare un Atleta? “Ho iniziato a correre nel 1975 quando c’erano  ancora Cindolo, Fava, ecc.. Io ero uno dei tanti giovani che correvano per puro divertimento, prima avevo giocato a hockey su prato, dopo poche gare vidi subito che era uno sport per me e così mi hanno tesserato per il G.S Maiano dove c'era un bel gruppo, la mia passione fu condivisa anche dalla mia famiglia, mio padre mi seguiva sempre, dopo pochi mesi ero già considerato un campioncino però io mi comportavo sempre da  appassionato del mio sport.”
Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita o sempre un comune sportivo? “Nella mia carriera ho vinto 300 gare regionali, nazionali, maratone, gare in pista, in montagna, gare alle sagre dove si vinceva il prosciutto per me era un divertimento, mi allenavo sempre nonostante la giornata pesante lavorativa.”
Hai dovuto scegliere nella tua vita di prendere o lasciare uno sport a causa di una carriera scolastica o lavorativa? “Il tempo passa e arrivo al servizio militare, essendo un discreto scarpinatore mi presero al reparto atleti quindi solo correre, allenamento, gare, test, io mi sentivo veramente realizzato, poi venne il momento del lavoro io abitavo a 20km da Firenze e tutti i giorni tornavo a casa alle 18.30 tempo di cambiarmi e via allenamento con il buio, pioggia, vento.”

A volte bisogna essere fortunati e anche un po’ furbi, bisogna saper sfruttare opportunità e prendere treni giusti. Inoltre, se c’è passione si trova sempre il modo e il momento per coltivare la tua passione, se ti piace lo sport e in particolare correre, lo trovi il modo di metterti in moto e fare chilometri per andare al lavoro, per andare a scuola per spostarti da un luogo all’altro e tutto diventa più facile, la fatica è allenamento ma anche piacere di migliorare e di far bene in gara.
Come ha contribuito lo sport al tuo benessere e quali sono i fattori che hanno contribuito al tuo benessere o alla tua performance? “Oramai ero del giro, tutti mi cercavano, mi salutavano, vincevo gare su gare, mi sentivo un vero atleta sempre però modestissimo, fisicamente stavo bene, la corsa mi faceva fare cose che una persona normale non poteva fare, dormivo 5/6 ore per notte, gareggiavo, tutti mi dicevamo che correvo senza il minimo sforzo, recuperavo subito.”
Se una cosa ti piace tutto diventa più facile, si fanno sacrifici ma che vengono ben compensati dal riuscire bene in gara, dal primeggiare, dal sentirsi riconosciuto, essere cercato e ben voluto, essere acclamato e applaudito. Lo sport regala emozioni forti e intense, incontri e confronti costruttivi.
Quale alimentazione segui prima, durante e dopo una gara? “Non ho mai seguito diete, non ho mai bevuto Alcol, mai fumato.”
Se sei motivato nel fare bene, nel coltivare una passione, lo metti in conto che il fisico e gli organi devono essere integri, non si può rischiare di sentire dolorini in gara che ti penalizzano, che ti fanno rallentare, che ti fanno fermare, che ti fanno preoccupare.
C’è stato il rischio di incorrere nel doping nella tua carriera sportiva? “La gara mi faceva triplicare le forze, superavo atleti molto più forti di me. Tutto questo a pane e acqua, il doping c'era già, ho conosciuto tanti miei avversari che praticavano terapie dopanti, io mai tentato, in effetti dopo 42 anni corro ancora e vinco nella mia categoria.”
Infatti, Roberto a un’età superiore ai 55 anni va ancora fortissimo, ecco le sue gare negli ultimi tre anni: 2015 categoria SM55 – 5.000 metri in 17’40” e 10.000 metri in 36’24”, 2016 categoria SM55 - 1.500 metri in 4’47” e 3.000 metri in 10’30”, 2017 categoria SM60 - 1.500 metri in 5’09” e 3.000 metri in 10’59”.
Qual è stata la gara della tua vita, dove hai dato il meglio di te o dove hai sperimentato le emozioni più belle? “Una gara che ricordo il mio 60° posto alla Maratona di New York.”
Quale è stata la tua gara più estrema o più difficile? “La gara più massacrante la 100 km del passatore partito senza allenamento, avevo 18 anni appena.”
A 18 anni si è immaturi, istintivi, impulsivi, si può sbagliare perché è il tempo giusto, c’è tempo per migliorare, per fare le cose come si deve.
Cosa ti ha fatto mollare o cosa ti fa continuare a fare sport? Hai mai rischiato per infortuni o altri problemi di smettere di essere atleta? “L'unica cosa che ho avuto negli ultimi anni, problemi alle ginocchia, però nei 20 anni agonistico al massimo, niente dolori. Ho avuto qualche volta il problema di smettere per il lavoro ma sono sempre riuscito a superare i disagi.”
Quale può essere un tuo messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi ad uno sport che può essere fatto di fatica, impegno, sofferenze? “Io consiglio ai giovani di fare sport a qualsiasi livello, personalmente mio figlio pratica mezzofondo con buoni risultati quindi sono felice.”
Ritieni utile la figura dello psicologo dello sport? “Sono contrario allo psicologo nello sport altrimenti non ce più divertimento.”
Se potessi tornare indietro cosa faresti? O non faresti? “Se tornassi indietro rifarei le stessa carriera  che ho fatto allenandomi con più criterio, forse potevo fare qualche risultato migliore ma io ero uno spirito libero.”
Quali sono i sogni che hai realizzato e quali quelli da realizzare? “Diciamo che sportivamente mi sento realizzato, poi avere in Toscana un giovane Cassi che corre è un sogno che ho realizzato.”


Per approfondimenti: Ultramaratoneti e gare estreme di Matteo Simone (Autore)
Chi sono gli ultramaratoneti? Cosa motiva questi atleti? Quali meccanismi psicologici consentono loro di affrontare gare estreme? Cosa li spinge a spostare sempre più in avanti i limiti fisici?
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