mercoledì 16 agosto 2017

Ernesto Ciravegna, ironman e ultratrail: Tenacia, passione e forza di volontà


Vincere un Ironman e un ultratrail sono esperienze forti che compensano l’impegno e il tempo dedicato allo sport.
Di seguito Ernesto, Presidente/atleta Ambassador Salomon, racconta la sua esperienza di atleta rispondendo a un mio questionario.
Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita? “L'Iron Man Canada e 1^ vittoria nell'ultratrail nel deserto della Giordania.”
Qual è stato il tuo percorso nella pratica dell'attività fisica? “Pallanuoto, sub, calcio, Mtb, snowboard, bici, podismo su strada, triathlon, corsa in montagna, trail.”
Quali sono i fattori e le persone che hanno contribuito al benessere e performance nello sport? “Sempre appassionatissimo di sport, sono stato mandato a scuola un anno in anticipo, crescendo con compagni di scuola mediamente di un anno e mezzo più grandi, sia fisicamente che anagraficamente. Timido e succube della situazione, ho vissuto la mia adolescenza alla finestra, spesso escluso dalle squadre della scuola perché troppo piccolo: la mia tenacia, passione e forza di volontà, probabilmente hanno giocato un ruolo a favore nel mio inconscio desiderio di rivalsa. La mia famiglia poi mi ha sopportato e mi su(o)pporta, in gare e allenamenti.”
Nella vita si può soccombere o si può uscire rafforzato da situazioni avverse e scomode, è quello che sperimentano alcuni sopravvissuti da calamità, una crescita post traumatica e ciò grazie alla resilienza, la capacità di cavarsela, di uscire dalle situazioni anche rafforzato. Sembra questa l’esperienza sperimentata da Ernesto, sempre nelle retrovie ma ha avuto la forza, la capacità e la pazienza di rifarsi soprattutto attraverso lo sport che diventa una palestra che addestra alla vita, più si sperimenta e più si impara, più si impara e più si sperimenta sicurezza e autoefficacia, fidandoti sempre più di te stesso, fino a poter fare gli sport più diversificati ed eccellendo in alcuni.

Qual è una esperienza che ti possa dare la convinzione che ce la puoi fare nello sport e nella vita? “La quantità di volte in cui in una competizione ultra si "muore": ogni volta che si "resuscita" si ha una motivazione in più, e il numero di "resurrezioni" risulta proporzionale alla capa tosta e alla resilienza personale.”
Ti a di descrivere un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva? “IM Inghilterra: Sherborne, 5 a.m.: pioggia, freddo, vento e tuoni; al via la prima frazione di nuoto da una canale nel fango. Tutti partono lentissimi, chi a rana, chi a dorso, si fermano e salutano. Mia moglie e mia figlia sul bordo a incitare e urlare, riprendono la scena e si sente il commento "che strano, mai visto partire 4000 atleti cosi lenti!": in realtà dovevamo percorrere in acqua 1/2 miglio per raggiungere la partenza!”
Quali sono le capacità, risorse, caratteristiche, qualità che possiedi nella pratica del tuo sport? “Resistenza e resilienza.”
Che significa per te praticare attività fisica? “Ottimizzare la PNEI e vivere meglio con me stesso e gli altri.”
Quali sono le sensazioni che sperimenti facendo sport? “Adrenalina, appagamento, benessere e spesso soddisfazioni.”
Quali sono le difficoltà, i rischi, a cosa devi fare attenzione nella pratica del tuo sport? “Infortuni, quali distorsioni alle caviglie, stiramenti e strappi. Sempre più frequenti negli ultimi 3 anni. L'anagrafe non è dalla mia parte!”
Quali sono le condizioni fisiche o ambientali che ti ostacolano nella pratica dell'attività fisica? “Infortuni tendino-muscolari, condropatia di grado elevato al ginocchio, tendinosi del rotuleo, strappo al bicipite femorale, ecc. La testa funziona ancora (per un pochino).”
Ritieni utile la figura dello psicologo nel tuo sport? “Mia moglie è medico, psicologa clinica e psichiatra. Basta e avanza.”
Qual è stata la gara della tua vita, dove hai dato il meglio o hai sperimentato le emozioni più belle? “A pari merito:
- il mio primo IRONMAN in Canada, tanta attesa, tanta meticolosa preparazione tecnica e di materiali, e 5 valige su 5 perse dalla compagnia aerea: arrivato a Vancouver con il solo zainetto di effetti personali, i Canadesi, popolo straordinario, mi ha messo a disposizione tutto il necessario per disputare ugualmente la gara, prestandomi l'intero materiale per effettuare i 3 sport. IM concluso in meno di 11 ore!
- ultradesert trail Giordania 90km: prima gara nel deserto, prima gara di trail fuori Europa, prima gara non balisata, con traccia caricata nelle settimane precedenti sul dispositivo GPS: vinta con record del percorso!”
Quale è stata la tua gara più difficile? “Anche qui a pari merito:
-l'ultratrail in Ungheria di 112 km: 3 settimane ininterrotte di pioggia hanno reso l'intero percorso un tracciato nel fango, spesso fino al ginocchio: devastante!
- L'UTRB Maurice, stessa distanza, isole Mauritius, organizzazione ultra spartana, partenza alle 2 di notte: percorso non segnato a volte per km., vegetazione e radici ovunque rendevano invisibile il sentiero anche con le frontali, la pioggia e la nebbia condivano la situazione, gara pericolosissima, con corde fisse umide su pareti esposte senza alcun uomo sul percorso, cancelli di metallo di 4 o 5 metri da superare con scale di legno basculanti senza tutti i pioli, guadi  incredibile che tutti siano sopravvissuti!”
Questo è il bizzarro e sorprendente mondo dello sport di endurance, in particolare dell’ultratrail in condizioni sicuramente non comode e non sicure, l’atleta si mette in gioco e deve essere capace di andare avanti, non perdersi, non temere e senza mollare, proseguendo fino all’arrivo sano e salvo, e poi il bello è raccontare a se stesso e agli altri l’accaduto, le proprie avventure incredibili.
Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “Solo con la testa: credo di averla molto dura. Per gli infortuni, mi sto organizzando.”
Quale può essere un messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi allo sport? “Troppo facile dire di praticarlo costantemente che fa bene, troppo difficile ottenere il loro ascolto, immersi in monitor, video, smartphones, divani e comodità. Ai miei tempi (e non sono Matusalemme), da ragazzini si andava in cortile e ci si organizzava tra di noi a fare mille cose: poche attività strutturate magari (che tuttavia, se non praticate agonisticamente, sono veramente poca cosa), ma si arrivava a casa la sera marci di sudore. La cosa che ricordo più devastante era la gara in salita (300mt.D+) con la saltafossi (la nonna della mtb) di 40 kg, senza marce!! Ma non bisogna mollare, e dando il buon esempio, si riesce ancora a creare interesse nello sport, anche ai più ostinati media dipendenti.”
Giusto, il primo messaggio dovrebbe consistere in quello non verbale, senza pretendere, senza insistere fare sport anche con loro, a volte la passione viene da sé provando e riprovando da soli con familiari o con amici.
C'è stato il rischio di incorrere nel doping nella tua carriera sportiva? “Assolutamente mai.”
Quale può essere un messaggio per sconsigliare l'uso del doping? “Datemi solo una buona ragione. Prima di tutto la propria salute. In secondo piano, l'integrità morale e l'autostima, e non ultimo la sportività, che, appunto, deriva da SPORT. In alcuni ambienti sportivi tuttavia le cose non sono così semplici, e posso anche capire il giovane che sbaglia, poiché immerso in un sistema omertoso, che non gli dà scampo, pena la rinuncia all'attività agonistica: vedi libro di Di Luca, e racconti di sempre più ex atleti che denunciano quello che fino a pochi anni fa, tutti sapevano, ma nessuno diceva.”
Cosa hai scoperto di te stesso nel praticare attività fisica? “Di essere più forte di quanto pensassi, e che nello sport di endurance si muore tante volte, ma altrettante si rinasce, anche quando si crede di non ‘averne proprio più’.”
Vero, nello sport di endurance dopo tante ore di sport e dopo tanta stanchezza si può cedere un po’ si può pensare di aver esaurito tutte le energie sia fisiche che mentali, ma poi se sei fiducioso e sai aspettare un pochetto ti accorgi che ti rimetti in moto, che la testa e il corpo si alleano per proseguire nella tua avventura nel raggiungimento del tuo obiettivo fino al traguardo.
C'è una parola o una frase detta da qualcuno che ti aiuta a crederci ed impegnarti? “La fatica non esiste? ... quante volte ho mandato a c.... il mio caro amico Nico V., ripensando al suo slogan!”
Vero tutto è relativo, anche la fatica che esiste ma si può addomesticare, si può gestire e proseguire impegnandosi negli allenamenti e in gara sperimentando sempre più sicurezza e autoefficacia e aumentando sempre più consapevolezza delle proprie capacità e dei propri limiti.
Quali sono i prossimi obiettivi e sogni che hai realizzato e da realizzare? “Dopo l'esperienza recentissima del Mezzalama, credo che durante l'inverno mi dedicherò allo sci alpinismo, meno traumatico per il mio stanco "meccanismo", ma se le 'zampe' me lo consentiranno, vorrei fare ancora qualche gara di trail. Per ora sono solo iscritto alla CCC del Bianco per la 4'volta, per il resto improvviserò!”
Importante avere sempre nuovi stimoli e tanto entusiasmo per continuare ad allenarsi e gareggiare per tante ore e a livelli alti, pertanto ogni tanto va bene cambiare sport, utilizzare altri muscoli e distretti del corpo. La CCC del Bianco è una gara a di 100 km e 5.950+, Courmayeur-Champex-Chamonix (CCC).

Interviste di atleti mi hanno permesso di scrivere il libro "Ultramaratoneti e gare estreme".
Posizione nella classifica Bestseller di Amazon: n.39 in Libri > Sport > Corsa e maratona
Inoltre è in uscita il libro Maratoneti e ultrarunner. Aspetti psicologici di una sfida, edizioni-psiconline.

www.psicologiadellosport.net/eventi.htm
http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html
https://www.ibs.it/ultramaratoneti-gare-estreme-libro-matteo-simone/e/9788874189441

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