martedì 23 maggio 2017

Filippo Canetta, trail: Più la sfida è importante più mi stupisco di avercela fatta

Matteo SIMONE 

La bravura sta nel trovare una sfida che ti impegni a livello fisico e mentale e che ti permette di trovare gli stimoli giusti per allenarti, per impegnarti a portarla a termine prima mentalmente durante il periodo di allenamento e poi realmente il giorno o i giorni di gara.

Di seguito Filippo racconta la sua esperienza di ultrarunner rispondendo ad alcune mie domande.
Gara di trail cosa significa per te?Le gare Trail sono sempre un mix di molti elementi: scoperta di un pezzo di mondo poco conosciuto, competizione con se stessi e confronto con gli altri.”
Come decidi obiettivi e strategie di gara, team, famiglia, amici, figure professionali?Ma oramai, sono talmente incasinato che cerco di unire la promozione di Wild Tee alle gare a cui partecipo.”
Ti senti ancora di valere un posto in Nazionale?Assolutamente no, ci sono atleti molto più forti, preparati e poi largo ai giovani per fare un vero salto di qualità!
Come mai la scelta del Quadrifoglio Ultra Trail?Amo molto gli appennini. Non ero molto soddisfatto della mia recente The Abbots Way e volevo provare a fare una gara un po’ più all'attacco (anzi alla cazzomannaggia). Così ho scoperto un pezzo di Appennino veramente stupendo. Due piccioni con una fava!”
Con l’esperienza è cambiato il tuo modo di allenarti?Moltissimo, oramai, diciamo che mi alleno, quasi esclusivamente, per essere sempre pronto, appena ne ho l’occasione, a scoprire un luogo nuovo correndoci in mezzo.”
In che modo curi la preparazione mentale?Prima, mi preparavo molto di più cercando di anticipare le difficoltà della gara a cui andavo incontro. Ora, diciamo che quando riesco a correre (per il poco tempo a disposizione) sono talmente felice di poterlo fare che mi basta per superare la fatica.”
Coccole e autoprotezione hanno posto nella tua preparazione o nel post gara?Purtroppo no! Le gare sono sempre ritagliate tra lavoro e famiglia e mi capita di arrivare ad una gara già affaticato e di dovermene andare subito dopo senza poter assaporare la soddisfazione di avercela fatta. Ma va bene così, anche se a volte vorrei poter avere un po’ più di tempo per riflettere sull’esperienza appena conclusa.”

Diciamo che rispondere a queste domande comunque diventa una riflessione sulla pratica del proprio sport, sulle gare e allenamenti fatti, su quello che si ha in mente di fare, diventa una elaborazione pensare, riflettere, mettere per iscritto per far leggere un’altra persona e poi rileggere. Diciamo che diventa una sorta di allenamento mentale, uno sviluppare di consapevolezza.
Qual è una tua esperienza che ti dà la convinzione che ce la puoi fare?Non ho mai la convinzione di potercela fare...anzi ho imparato che più la sfida è importante più mi stupisco di avercela fatta.”
Quali sono le sensazioni sperimentate in precedenti esperienze di successo?Beh, è innegabile (anche se di solito mi nascondo e tendo a minimizzarlo) che stare davanti in gara e arrivare sul podio sia una sensazione bellissima. In quei momenti lì si da veramente il 100%.”

Stare davanti ed essere inseguito può essere sperimentato in diversi modi, come primeggiare con le proprie capacità fisiche e mentali, si può anche sperimentare il temere di essere raggiunti, si può immaginare di essere in fuga come un ricercato, un animale braccato, insomma l’essere davanti può stimolare la fantasia, ma la cosa più bella è sentirsi bene, sperimentare benessere e performance.
Hai un tuo idolo, modello di riferimento, ti ispiri a qualcuno?No, però mi piacciono molto le imprese degli esploratori in terre sconosciute. Le incognite credo siano la base dell’avventura.”

Vanno bene le incognite, ma dietro a chi si avventura ci deve essere una enorme esperienza di viaggio, bisogna aver sperimentato in altri viaggi incognite già addomesticate che non hanno impedito il proseguo del viaggio.
C’è una parola o una frase detta da qualcuno che ti aiuta a crederci e impegnarti?No, ho la memoria corta! Ma ho imparato che impegnarsi nello sport come nella vita porta a dei risultati commisurati all’impegno che uno ci mette. In base a questo principio l’essere umano che si impegna a fondo è capace di cose grandiose.”

Tutto lì il segreto, devi volere una cosa, ci devi credere, ti devi impegnare e poi una volta ottenuta ne devi godere, la devi assimilare e devi recuperare per poter programmare nuove cose grandiose.
Un'intervista a Filippo è riportata nel libro "Il piacere di correre oltre".
Sport & benessere 15 | ed. novembre 2022.

Filippo è menzionato nel libro “Maratoneti e ultrarunner. Aspetti psicologici di una sfida”, edito da Edizioni Psiconline.
https://www.edizioni-psiconline.it/anteprime/maratoneti-e-ultrarunner-aspetti-psicologici-di-una-sfida.html

Matteo SIMONE  
380-4337230 - 21163@tiscali.it   
Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR 

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